Alimenti surgelati, indicazione nel menù e sanzioni

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A seguito dell’entrata in vigore del decreto legislativo 231/17 e considerato che …

La frode in commercio, punita ai sensi dell’articolo 515 del codice penale, è un delitto procedibile d’ufficio. Vale a dire, senza bisogno di una querela della persona eventualmente offesa dal reato. Né di una esplicita riserva di applicazione della legge penale (ad esempio, “salvo che il fatto costituisca reato”, frase che spesso introduce le previsioni sanzionatorie amministrative).

I pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblico servizio hanno perciò il dovere di denunciare senza ritardo alla competente Procura della Repubblica ogni notizia di frode in commercio di cui siano venuti a conoscenza nell’esercizio o causa delle loro funzioni.
Il ristoratore che non dichiari in menù la derivazione di un piatto da un alimento congelato si espone al rischio di contestazione del delitto di frode in commercio, in particolare ogni qualvolta si riscontri una difformità tra il valore percepito del cibo promesso (ad esmepio, pesce fresco) e quello reale (ad esempio, pesce congelato).

La sanzione amministrativa può venire viceversa applicata – ai sensi del decreto legislativo 231/17, articolo 9, comma 9 – quando all’omessa citazione della natura decongelata dell’alimento non corrisponda un suo effettivo disvalore, sia pure in termini di valore percepito (ad esempio, piselli surgelati anziché freschi).

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